27 Luglio 2009
OLTRE 500 AGRICOLTORI ALL’AUCHAN DI PADOVA

 OLTRE 500 AGRICOLTORI ALL’AUCHAN DI PADOVA
SVELATI GLI INGANNI DEL FALSO MADE IN ITALY
OPERAZIONE VERITA’ FRA GLI SCAFFALI: COLDIRETTI FA LE PULCI ALLA SPESA
Carne polacca e pere argentine: ecco cosa finisce nel carrello
Gli imprenditori: "Solo un prodotto su tre è veramente italiano"
***in allegato alcune immagini della manifestazione, altre foto sul sito www.padova.coldiretti.it***
L’operazione verità avviata da Coldiretti sul made in Italy nella grande distribuzione svela gli inganni e le insidie della spesa quotidiana. Oltre mezzo migliaio di agricoltori arrivati da tutto il Veneto hanno "occupato" pacificamente stamattina uno dei luoghi simbolo della grande distribuzione, il Centro Giotto a Padova per denunciare gli imbrogli che danneggiano il made in Italy a scapito dei produttori agricoli e degli ignari consumatori, alle prese con il caro vita e l’assoluta mancanza di trasparenza su ciò che acquistano.
Il lungo corteo giallo partito da via della Croce Rossa ha invaso il parcheggio del centro commerciale scandendo slogan e distribuendo volantini ai clienti con messaggi inequivocabili: "I supermercati importano, i consumatori pagano, le imprese chiudono", "Cara mamma, pretendi dal tuo supermercato trasparenza", "Vogliamo il vero latte italiano sugli scaffali", "L’etichetta d’origine salva il lavoro degli agricoltori e le scelte dei consumatori". Centinaia di attivisti hanno sfoggiato la nuova maglietta di Coldiretti con la scritta "Gli italiani lo fanno meglio", circondata dai nomi dei prodotti del vero made in Italy. Mascotte della giornata la mucca arrivata dall’Alta Padovana, battezzata per l’occasione "Etichetta", per ricordare la principale richiesta degli imprenditori agricoli. Il trattore con la mucca si è fermato giusto di fronte all’ingresso del supermercato dove gli allevatori hanno gridato a gran voce che le stalle padovane e venete chiudono perché il latte viene pagato meno di 30 centesimi al litro mentre ogni giorno dalle nostre frontiere passa di tutto.
I volontari di Coldiretti hanno accompagnato fra le corsie dell’ipermercato Auchan una mamma impegnata nella spesa quotidiana e intenta a scegliere latte, carne, frutta, verdura, olio, pasta. I risultati sono eclatanti: nel carrello della spesa quotidiana finisce di tutto, in particolare prodotti spacciati come italiani ma di provenienza straniera. E’ il caso della polpa scelta bovina che porta bene in evidenza il logo colorato "La Corte" con lo sfondo di una campagna toscana. Ma a leggere bene l’etichetta si scopre che la carne in questione proviene da un animale nato, ingrassato e macellato in Polonia, tanto che in Italia è stato solamente confezionato. Si chiama "Antica Corte" l’aglio importato dall’Argentina dall’azienda Ponticelli di Piacenza. Di provenienza argentina anche le pere kaiser commercializzate dalla cooperativa Univeg Italia. Nessuna indicazione di origine sul latte a lunga conservazione della Granarolo, uno dei marchi italiani più noti, così come si sa ben poco delle mozzarelle, delle quali almeno la metà sono ottenute da latte importato o, peggio, cagliate straniere, provenienti soprattutto dall’Est Europa.
"Il più delle volte il consumatore – spiega Marco Calaon - non sa cosa sta acquistando perché, semplicemente, l’etichetta non lo dice, visto che non è obbligatoria per pasta, carne di maiale e di coniglio, frutta e verdura trasformata, latte a lunga conservazione, formaggi non Dop e molti altri prodotti. Il blitz al supermercato punta denunciare il fatto che solo un prodotto su tre di quelli venduti nella grande distribuzione italiana è realizzato con prodotti agricoli italiani, anche se quasi nessuno lo sa. Gli inganni del finto Made in Italy riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori. Per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti situati in Italia, si sviluppa un Made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni. A fronte di 20 miliardi di export Made in Italy nel mondo, ci sono altri 60 miliardi generati da prodotti che non hanno mai visto il nostro Paese. E' per questo che Coldiretti si è impegnata nella realizzazione una filiera agricola tutta italiana, un grande sistema agroalimentare, che premi i produttori e offra ai consumatori prodotti di qualità e a un prezzo giusto".
I presidi di Coldiretti alle frontiere e ai porti hanno confermato che ogni giorno entrano in Italia decine di tonnellate di prodotti agricoli che poi si confondono impedendo al consumatore di distinguere la vera origine della materia prima. Gli imprenditori di Coldiretti vogliono che l’autentico "made in Italy" prodotto dagli agricoltori a fronte di notevoli sacrifici, sia ben distinto e separato negli scaffali dei supermercati e che per tutti gli alimenti venga introdotta l’etichetta obbligatoria d’origine.
"Chiediamo delle corsie preferenziali nei centri della grande distribuzione organizzata – continua Calaon – perché non possiamo permettere che le nostre aziende debbano subire la concorrenza sleale di prodotti dall’origine incerta, del quali poco sappiamo anche dal punto di vista della sicurezza alimentare. Prodotto italiano significa più sicurezza, vuol dire salvaguardare il territorio e le tradizioni, preservare il paesaggio e fare più attenzione all’ambiente. Non dimentichiamo infatti quale è l’impatto in termini di inquinamento di prodotti di importazione che compiono viaggi transcontinentali per arrivare sulle nostre tavole. Ad esempio il succo d’arancia brasiliano copre una distanza di 20 mila chilometri ed emette in atmosfera oltre 282 chilogrammi di anidride carbonica per ogni tonnellata di prodotto. Anche il trasporto su camion del pomodoro da mensa da Rotterdam per oltre 1.800 chilometri innalza il livello di Co2 per altri 129 kg ogni tonnellata".
"Anche oggi abbiamo avuto la conferma che i consumatori sono dalla nostra parte – aggiunge Calaon – e sono al nostro fianco nel chiedere l’estensione dell’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta su tutti i prodotti alimentari e colmare così una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. ll pressing della Coldiretti ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Dal primo di luglio è arrivato anche l'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate nell'extravergine, ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa l'etichetta resta anonima.
In conclusione sono necessarie regole di mercato, monitoraggio dei flussi e controlli per assicurare la piena trasparenza delle produzioni agroalimentari, al fine di consentire all’anello ora più debole della filiera – il produttore – di poter ottenere la giusta remunerazione. Non dimentichiamo che gli agricoltori sono i veri artefici delle produzioni di qualità, in grado di assicurare al cittadino la piena consapevolezza sulla qualità delle spesa di tutti i giorni".

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