2 Dicembre 2009
Il Veneto l’unica regione in Italia ad aver riorganizzato i Consorzi di Bonifica

Domenica 6 dicembre cittadini e agricoltori al voto per la gestione del territorio, la salvaguardia idraulica e l’irrigazione

A distanza di cinque anni si torna a votare per eleggere i rappresentanti all’interno dei Consorzi di Bonifica.
L’ultima consultazione registrò un’affluenza dell’8% ma da quell’anno cominciò un ampio dibattito che ha coinvolto agricoltori, contribuenti extra-agricoli (i cosiddetti "urbani") nonchè le rappresentanze consortili e quelle politiche.
Non senza strumentalizzazioni, ci si pose il problema della funzione della bonifica nel "Terzo Veneto", ovvero quel Veneto che, dopo l’intensa crescita manifatturiera, ha recato con sé anche distorsioni nella gestione del territorio.
La discussione ha sortito la nuova legge n. 12 dell’ 8 maggio 2009, varata dopo 33 anni dalla prima norma regionale del 1976. Con questa riforma la Regione del Veneto è stata la prima in Italia ad apportare alcuni elementi di novità che sviluppano le riflessioni maturate tra gli operatori del settore.
Alcuni, ancora oggi, affermano che il vantaggio della regimazione delle acque è puramente collettivo – il territorio è fruibile da tutti, senza la bonifica non lo sarebbe –, altri sostengono l’esclusiva componente privata – il beneficio è tratto dagli immobili –.
In realtà, la legge fondamentale ancora in vigore, che risale al 1933 (Regio Decreto n. 215), aveva già allora risolto il problema, sancendo che l’attività di bonifica ha sì come riflesso la vivibilità dei territori, per questo lo Stato si è impegnato nella sua realizzazione, ma esiste anche un vantaggio diretto dei proprietari di terreni e di edifici a cui spetta, quindi, il compito di mantenerla in efficienza, contribuendo alle spese di gestione.
Il legislatore di allora capì, con estrema lungimiranza, che per responsabilizzare i proprietari era necessaria una partecipazione nella copertura delle spese di gestione, ma anche nel governo degli enti consortili, affermando indissolubilmente il principio dell’autogoverno dei contribuenti.
Al di là di questi punti che sono stati tradotti nella normativa attuale, ci premeva, prima di ogni altra cosa, difendere il principio dell’autogoverno che, adeguato ai tempi, risponde in modo egregio ai criteri di economicità, efficacia ed efficienza che i contribuenti chiedono agli Enti.
Ricordiamoci che le funzioni svolte dai Consorzi sono assolutamente rilevanti per la difesa idraulica del territorio regionale: su 1.170.000 ettari di superficie controllata, il 40% è gestito del sistema delle idrovore, con punte del 100% di territorio esposto alle inondazioni nei Consorzi Polesano e Delta Po.
Per questo è importante esprimere il proprio voto.
Non solo come valore civico, ma nell’interesse comune di un bene insostituibile come l’acqua.

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