13 Novembre 2021
FOTOVOLTAICO A TERRA. BENE IL DIBATTITO POLITICO E PROFESSIONALE. FERMA LA POSIZIONE DI COLDIRETTI VENETO: “SULLE FONTI RINNOVABILI LA DIFFERENZA LA FANNO GLI AGRICOLTORI CON IL LORO PROTAGONISMO”
FOTOVOLTAICO A TERRA. BENE IL DIBATTITO POLITICO E PROFESSIONALE. FERMA LA POSIZIONE DI COLDIRETTI VENETO: "SULLE FONTI RINNOVABILI LA DIFFERENZA LA FANNO GLI AGRICOLTORI CON IL LORO PROTAGONISMO"
13 novembre 2021 - “Coldiretti Veneto non si sottrae al confronto, rimanendo però ferma nelle proprie posizioni: fotovoltaico si, ma sui tetti o in aree dismesse. Sui campi solo per iniziativa degli imprenditori agricoli.
E’ buona cosa, dunque,  che si sviluppi un serio e trasparente dibattito sul tema delle rinnovabili a partire dal fotovoltaico, dopo mesi di silenzio rotto solo dalle nostre iniziative. Senza la nostra mobilitazione – spiega Coldiretti Veneto - probabilmente oggi non staremo a discutere di due proposte di legge, né si sarebbero smascherate le iniziative di società, già date in pegno a multinazionali straniere, che ancora oggi stanno offrendo cifre da capogiro pur di accaparrarsi terreni agricoli fertilissimi per costruirci parchi solari." "La nostra mobilitazione – continua Coldiretti Veneto -  ha avuto il merito di portare all’attenzione di tutti che in questi mesi è stato autorizzato l’impianto di Loreo (54 ettari di fertilissimi terreni agricoli, di cui 24,7 in zona agricola) che sono in discussione gli interventi di Rovigo (66 ettari di terreno fertile in zona agricola), di Canda, San Bellino e Castelguglielmo (oltre 50 ettari di aree in zona agricola), di Casier (11,2 ettari in zona agricola), di Occhiobello (11,7 ettari in area agricola) per rimanere ai più importanti”.
“Non abbiamo mai escluso a priori l’uso di aree agricole - basterebbe leggere attentamente il Progetto di Legge numero 41 - sostiene Coldiretti Veneto - purchè i protagonisti di tali interventi siano gli imprenditori agricoli. Abbiamo invece indicato che prioritariamente bisogna utilizzare tetti (anche quelli degli edifici pubblici), aree e capannoni dismessi, cave non più in attività.  Dalla stampa apprendiamo che in Veneto si dovrebbero coprire 5.000 ettari (tra tetti e aree scoperte) per raggiungere l’obiettivo della transizione ecologica. Un obiettivo raggiungibile! Lo dicono i numeri: ci sono 9.000 ettari di aree già ora con destinazione urbanistica non agricola, 11.000 capannoni dismessi con annesse aree di pertinenza (circa 2000 ettari) e altri 2000 ettari di aree agricole che ospitano cave non più in attività, senza dimenticare le superfici dei tetti!”

“Ora bisogna fare un decisivo passo in avanti però – dice Coldiretti Veneto  - ed essere sinceri sino in fondo passando dagli annunci alla realtà. Si continua a raccontare di numerosi campi agricoli abbandonati: nella nostra regione non ce ne sono, lo dimostra il fallimento della legge sulla “Banca della terra veneta”. Semmai il problema è esattamente il contrario: gli agricoltori sono alla ricerca di nuova terra da coltivare che purtroppo non trovano.
Il dibattito che finalmente è ripreso recupera un principio sacrosanto che ha sempre caratterizzato la nostra iniziativa: nelle aree agricole va garantita la compresenza tra produzione elettrica da fonti rinnovabili, attraverso l’agrovoltaico, in connessione con l’attività agricola o l’allevamento, pur dentro limiti di utilizzo della aree. Ebbene si dica chiaramente chi è il soggetto che può garantire questa connessione: la Shell di turno o l’impresa agricola?”

“Ci fa piacere – conclude Coldiretti Veneto - che anche ambientalisti, ingegneri, associazioni di produttori di impianti fotovoltaici la pensino così. Lo dicano chiaramente e si vada avanti con l’introduzione di questo principio nel progetto di legge in discussione. Solo in questo modo si garantisce all’agricoltura quel ruolo di protagonista che esercita da tempo nella transizione ecologica, sin da prima degli obiettivi attuali con la trasformazione dei reflui zootecnici in biogas e biometano, a cui ora aggiungere l’agrovoltaico, realizzando il principio a noi più caro, ovvero che l’attività degli imprenditori agricoli costruisce il bene comune”.​

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