29 Aprile 2021
COVID. COLDIRETTI CON STOP INDIA SERVE PROROGA PERMESSI STRANIERI. IN VENETO 5MILA LAVORATORI INDIANI NEL 2020. LA VOCAZIONE PER LA CURA E BENESSERE DEGLI ANIMALI

COVID: COLDIRETTI, CON STOP INDIA SERVE PROROGA PERMESSI STRANIERI

5MILA I LAVORATORI INDIANI PRESENTI IN VENETO

 

29 aprile 2021 - Con l’emergenza Covid che ha provocato lo stop ai collegamenti con l’India da cui provengono circa 5mila lavoratori impegnati nelle campagne venete è necessario prorogare i permessi dei lavoratori stranieri già presenti su territorio regionale che scadono il 30 aprile per poter continuare a garantire la continuità delle produzioni agroalimentari e i rifornimenti alle famiglie. La comunità indiana è particolarmente apprezzata – commenta Coldiretti Veneto – per la cura e il benessere degli animali, in particolar modo nelle stalle dove più si esprime la vocazione dei collaboratori, ma anche nella raccolta di frutta e verdura. Nel veronese si concentra in particolar modo la richiesta con più di 3mila assunzioni registrate nel 2020.

Sull’urgenza di affrontare il problema della sburocratizzazione del lavoro nei campi in un momento particolarmente delicato per il Paese è intervenuto Ettore Prandini presidente nazionale soprattutto per quanto riguarda la scadenza dei permessi di lavoro – continua la Coldiretti - che interessa oltre 30mila operai agricoli stranieri che potrebbero essere costretti a tornare nei propri Paesi proprio all’avvio delle attività di raccolta di frutta e verdura. A livello nazionale viene ottenuto da mani straniere più di ¼ del Made in Italy a tavola, con 368mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura – evidenzia la Coldiretti - fornendo il 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. La questione interessa il Veneto dove nei vari “distretti agricoli” gli immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della provincia di Verona che primeggia per la coltura delle fragole.

In totale – evidenzia Coldiretti Veneto - sono quasi 73mila i lavoratori agricoli dipendenti, fra italiani e stranieri, impegnati nei campi e nelle aziende agricole che contribuiscono a fare dell’agricoltura veneta una realtà da primati nazionali e di quella italiana la prima per valore aggiunto in Europa. Anche nei momenti più duri dell’emergenza Covid le imprese del settore non hanno mai spesso di prodigarsi per garantire gli approvvigionamenti alimentari alla cittadinanza.

In questa ottica è importante inserire nella prossima riforma della Politica Agricola (Pac) una clausola sociale di condizionalità per subordinare la concessione alle imprese agricole di aiuti e risorse europee al rispetto dei contratti collettivi e dei diritti dei lavoratori. Occorre rafforzare nella Pac premiando chi vive di agricoltura per puntare su un’assegnazione di risorse che consideri anche il contributo alla sostenibilità ambientale sociale e all’occupazione da parte delle imprese agricole – continua Coldiretti – con l’obiettivo di valorizzare la distintività delle produzioni di cui la tracciabilità dell’origine e l’etichettatura sono i principali strumenti per recuperare valore sul mercato.

Dopo essere stato snobbato per decenni si registra – continua la Coldiretti – un crescente interesse degli italiani per il lavoro nelle campagne anche per la situazione di difficoltà in cui si trovano altri settori economici. Un segnale positivo importante per il comparto che tuttavia – precisa la Coldiretti – si scontra con la mancanza di formazione e professionalità che è necessaria anche per le attività agricole soprattutto per chi viene da esperienze completamente diverse.

Con una adeguata formazione e semplificazione l’agricoltura nazionale – evidenzia Coldiretti - può offrire agli italiani in difficoltà almeno 200mila posti di lavoro che in passato erano affidati necessariamente a lavoratori stranieri stagionali, che ogni anno attraversavano le frontiere per poi tornare nel proprio Paese. “L’opportunità di un lavoro in agricoltura deve essere dunque accompagnata da un piano per la formazione professionale e misure per la semplificazione ed il contenimento del costo del lavoro” chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “serve anche una radicale semplificazione che possa ridurre la burocrazia, garantire flessibilità e tempestività del lavoro stagionale in un momento in cui tanti lavoratori di altri settori sono in difficoltà”.

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