21 Febbraio 2024
COLDIRETTI, PIANTE ANTISMOG NELLE CITTA’. IN VENETO 10MILA ETTARI DI BOSCO URBANO ASSORBONO 20 TON DI POLVERI SOTTILI

Per combattere l’emergenza smog che assedia le città italiane, dove sono scattate le prime misure di limitazione del traffico, arrivano le piante mangia polveri per ripulire l’aria inquinata dalle emissioni di Co2 e salvare i polmoni dei cittadini. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’inaugurazione di Myplant&Garden di Milano dove sono esposte, in collaborazione con Assofloro, le specie di piante più adatte a catturare i gas a effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici, ma anche di limitare l’inquinamento all’interno delle abitazioni.

Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili – sottolinea Coldiretti - mentre un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente ben 20mila chili di anidride carbonica (CO2) all’anno, secondo una analisi della Coldiretti. Promuovere essenze con il Leccio, la Fotinia, il Pittosforo, il Lauro o l’Eleagno aiuta dunque a rendere le strade più vivibili. Ma è importante anche il ruolo dell’Acero Riccio. Dodici piante assorbono – spiega Coldiretti – l'equivalente della CO2 emessa da un'auto di media cilindrata che percorre 10 mila km/anno. E piante antismog sono anche la Betulla, il Cerro, il Ginkgo Biloba, il Tiglio, il Bagolaro, l'Olmo campestre, il Frassino comune e l'Ontano nero.

Ma ci sono anche – continua la Coldiretti – le piante da appartamento che possono ridurre del 20% l’anidride carbonica in case, scuole, uffici e ospedali e del 15% il quantitativo di polveri sottili PM 2,5. Si va dalla Sansevieria alla Yucca, dalla Camadorrea alla Schefflera, dal Pothos alla Diffenbacchia, dallo Spatifillo fino ad arrivare all’Anturium. Un modo efficace di combattere l’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi, talmente diffuso da essere descritto come “Sindrome dell’edificio malato”, causando l’insorgere di mal di testa e problemi respiratori.

Per ridurre l’inquinamento e mantenere l’impegno a contrastare i cambiamenti climatici bisogna, dunque, intervenire in modo strutturale sugli ambienti metropolitani ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato. Questo considerato che In Italia ogni abitante dispone di appena 32,5 metri quadrati di verde urbano con una situazione preoccupante per i grandi centri dove si va dagli 18,5 metri quadrati pro capite di Milano ai 16,9 di Roma, ai 13,5 di Napoli, dai 9,4 di Bari ai 12 metri quadrati di Palermo, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

“Il territorio del Veneto – spiega Coldiretti regionale - conta già la presenza di 10mila ettari di bosco ornamentale in pianura. Una foresta urbana che garantisce l’assorbimento di 20 tonnellate di polveri sottili all’anno prodotte dalla circolazione di 3500 automobili. Facilitare, inoltre, gli accordi tra amministrazioni comunali e imprenditori agricoli con convenzioni apposite potrebbe cambiare i numeri della superficie green veneta. I viali alberati di tiglio selvatico o la concentrazione di aceri nelle città se fosse più diffusa aumenterebbe i benefici come anche se in tutte le grandi rotonde al posto di piloni di cemento ci fossero frassini oppure olmi”.

“Intervenire in modo strutturale contro lo smog –dice Coldiretti Veneto - favorendo la diffusione di parchi e giardini nel cuore cittadino con piante autoctone, significa mettere in campo i florovivaisti, gli operatori agricoli terzisti che possono anche sostenere la formazione degli addetti alla cura e a manutenzione delle zone ricreative pubbliche”.

Occorre considerare anche il patrimonio boschivo veneto – aggiunge Coldiretti Veneto – che conta 465 mila ettari di bosco, il 25% della superficie regionale con un incremento negli ultimi anni di più 18.700 ettari.  Molto diversificato dal punto di vista delle specie arboree, gran parte di esso rientra nella Rete Natura 2000 che ha per obiettivo la conservazione della biodiversità.

 

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