Latte tedesco diretto a Verona, cosciotti danesi verso Milano, confetture di fragole dalla Germania già italianizzate in transito per la provincia veronese con destinazione Avellino, peperoni freschi dall' Olanda con meta ancora la città scaligera dove arriverà anche il pesce del Nord Europa trasportato dal camion frigo aperto davanti a 10mila agricoltori di Coldiretti oggi al Brennero per l'operazione #NOFAKEINITALY.
Sono solo i primi esempi di una lunga lista di "scoperte" dal presidio al valico di frontiera al quale Coldiretti Padova ha partecipato con una folta delegazione di alcune centinaia di agricoltori partiti da tutta la provincia guidati dal presidente Roberto Lorin e dal direttore Carlo Belotti.
Guarda qui il video della manifestazione: https://youtu.be/4B8GaTF3SO4?si=XX-CJH443YwH2Jfl
Guarda qui le immagini della manifestazione: https://photos.app.goo.gl/i5Tm2dkJCvyJjymFA
"Ormai ad ogni nostra azione al Brennero - spiega Lorin - mostriamo a tutta Italia come il nostro Paese sia letteralmente invaso da prodotti che con l'ultima trasformazione sostanziale, permessa dal codice doganale, diventano italiani danneggiando l'autentico made in Italy e le nostre imprese. Diecimila aziende agricole padovane sono minacciate da tutto questo, non lo possiamo accettare".
L'elenco continua tra kiwi dal Cile, ortaggi cinesi, nettarine dai Paesi Bassi per la provincia di Venezia con yogurt e bevande a base di latte e poi la carne di pollo congelata diretta nel vicentino ad Altavilla. Un vero e proprio pugno nello stomaco per i produttori agricoli padovani presenti al valico insieme agli imprenditori arrivati da tutta Italia.
Gli agricoltori italiani potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro - continua Lorin - se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati".
Coldiretti ha coinvolto anche i sindaci dei Comuni padovani invitandoli ad approvare la proposta di delibera per la modifica del codice doganale. "Stiamo ricevendo le prime adesioni - spiega il direttore di Coldiretti Padova Carlo Belotti - e auspichiamo che altri Comuni approvino al più presto la nostra delibera e siano al nostro fianco in questa battaglia per la trasparenza e la sicurezza dei prodotti agroalimentari".
Silvia Breda, 19 anni, parla a nome dei numerosi giovani agricoltori padovani: "Siamo qui perché il futuro dell'agricoltura padovana è nelle nostre mani e passa attraverso la strenua difesa del made in Italy agroalimentare dagli inganni e dall'invasione di prodotti poco trasparenti". Valentina Galesso, presidente di Donne Coldiretti Veneto aggiunge: "Questa battaglia è anche per le famiglie, per le mamme che spesso non sanno cosa portato in tavola. Sono convinte di acquistare prodotti che, nonostante il tricolore campeggi spesso sulle confezioni, non hanno niente di italiano. Spesso l'ultima trasformazione sostanziale prevista dal codice doganale non è altro che una semplice lavorazione come la salatura delle coscie di suino arrivate dall'Olanda che diventano prosciutto nazionale". Anche i pensionati padovani insieme al loro presidente Stefano Menara hanno chiesto a gran voce regole uguali per tutti e reciprocità in Europa.
La battaglia per l’origine è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera. Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – conclude Coldiretti - significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale.