15 Febbraio 2011
AGRICOLTURA. IL VENETO DEI PRIMATI AGROALIMENTARI CERCA UNA POLITICA COMUNITARIA AD HOC


11 febbraio 2011 - "Un’agricoltura cosi strutturata, dinamica, dai grandi numeri, che fa rete, che mantiene il territorio, che tutela l’ambiente, presidia gli ambiti marginali e produce tipicità ad alto livello, merita una gestione della programmazione comunitaria meno rigida e una maggiore libertà di indirizzo nello stanziamento dei fondi".
E’ questa la sintesi dell’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato che oggi ha chiuso con la Conferenza dell’Agricoltura svoltasi a Padova un percorso di confronto, durato quasi tre mesi, con le associazioni di categoria, istituzioni, università su svariati temi per pianificare una strategia che coinvolga tutta la politica regionale sulle linee programmatiche in agricoltura.
Manzato prima di illustrare l’agenda delle priorità ha snocciolato i dati di un settore di eccellenza.
Lo testimoniano quei 4,7 miliardi di euro di produzione lorda vendibile realizzata su una superficie di 820 mila ettari coltivata da circa 80 mila imprese agricole che occupano 60mila addetti alle dipendenze o autonomi.
Certamente questa produttività elevata che deriva dalla presenza di produzioni ad alto valore aggiunto: zootecniche, vitivinicole e ortofrutticole che rappresentano il carattere distintivo dell’agricoltura regionale molto diversificata e variegata.
La propensione dell’agroalimentare all’esportazione è molto evidente.
Nel terzo trimestre 2010 il Veneto è alla testa di tutte le altre regioni d’Italia con 616 milioni di export nel mondo.
La punta di diamante rimane il comparto vitivinicolo che da solo traina metà dell’export agroalimentare.
Particolare non indifferente del comparto primario è la capacità delle aziende di costituire reti di rapporti all’interno delle filiere agroalimentari che consente loro di resistere nei momenti di crisi e di rilanciare le proprie produzioni attraverso l’innovazione e l’ammodernamento delle strutture.
Esempi in questo senso sono le numerose denominazioni di origine che sono governate da consorzi di produttori che in modo lungimirante hanno capito che la via per la competizione è l’aggregazione attorno a progetti che mirano alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari.
 
Manzato ha evidenziato nel suo intervento la corsa positiva delle imprese agricole venete ai finanziamenti pubblici
"Il Veneto è una delle poche regioni italiane – ha spiegato - che ha pressocchè esaurito le risorse disponibili per gli investimenti. E lo strumento principe messo in campo dalla Regione per rigenerare le aziende aumentando la loro capacità competitiva è il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013".
"L’asse 1, ovvero la misura comunitaria riservata proprio alla competitività – ha evidenziato Manzato - destina una spesa pubblica nell’intero periodo (2007-2013) di 481 milioni di euro a cui va associata una spesa privata per gli investimenti attuati pari a 492 milioni di euro.
In sostanza si avviano, col sostegno del PSR, investimenti che sfiorano i 900 milioni di euro, ma che data la mole di istanze presentate, interessano solo una parte dei richiedenti".
"Siamo di fronte ad un settore vivace che guarda con sfida al futuro – ha continuato la prova è data dalla presenza in sala di numerosi neo imprenditori agricoli under 40 in rappresentanza degli 870 giovani nuovi insediati che hanno potuto usufruire degli aiuti comunitari pari a 75 milioni di euro".
Manzato per loro ha chiesto alla platea un applauso ricordando che anche in questo caso gli agricoltori hanno aggiunto a questa dotazione altri 50 milioni di euro per completare gli investimenti.
Quei 280 giovani esclusi, hanno comunque proseguito nello sviluppo della propria azienda investendo nel settore di tasca propria.
Tutto questo mentre fuori circa 400 manifestanti guidati dai sindacati Cgil, Cisl, Uil manifestavano contro i tagli al bilancio.
Forse il primo e quanto mai insolito sciopero dei dipendenti rassicurati dallo stesso Assessore Manzato ai quali ha garantito che per la Giunta del Veneto l’occupazione è una priorità e che la manovra da lui proposta mantiene il sostanziale mantenimento dei livelli occupazionali dei lavoratori.

 

 

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