Fondi ai giovani in agricoltura: i funzionari regionali nelle campagne alla ricerca del cavillo
28 maggio 2010 - Sono giorni decisivi per oltre 500 giovani agricoltori che attendono l’istruttoria delle domane di primo insediamento in agricoltura, ovvero la misura n.112 del Programma di Sviluppo Rurale, strumento che permette ai neo imprenditori di investire in ristrutturazione e rinnovamento aziendale.
Il bando emesso dalla Regione Veneto nel febbraio scorso prevedeva un punteggio elevato per i progetti finalizzati al risparmio idrico e alla tutela della falde acquifere. Così, gran parte dei potenziali futuri nuovi coltivatori hanno previsto di adottare impianti e tecnologie che consentono un sensibile risparmio idrico.
Obiettivo tra l’altro fortemente voluto dalla Comunità europea che in massima parte finanzia il PSR.
Nelle verifiche burocratiche l’amministrazione regionale per essere certa della reale efficacia dei nuovi sistemi irrigui, chiede, giustamente, una perizia di un tecnico abilitato che attesti la riduzione dell’uso dell’acqua pari al 25%, ma cambia dopo mesi, a business plan presentato, i criteri di valutazione mettendo in discussione un intero progetto di vita professionale.
"Un comportamento scorretto nel merito e nel metodo – insorge Luca Saba direttore di Coldiretti Veneto – spiegando che non è assolutamente in linea con quanto stabilito dagli obiettivi comunitari cosi come tardiva è giunta l’interpretazione che rischia di escludere dai contributi molti giovani che hanno deciso di applicare alla propria azienda costosi mezzi tecnici irrigui per la salvaguardia della risorsa".
"Se la Regione intende perseverare su questa strada – conclude Saba - non esiteremo ad impugnare le bocciature delle istanze ricorrendo anche al Tribunale".